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« le manifestazioni nel
cielo così come quelle sulla terra ci danno segni cielo e terra, ambedue mandano segni univoci ognuno per proprio conto, ma non indipendentemente, perché cielo e terra sono interconnessi un segno cattivo in cielo è anche cattivo in terra un segno cattivo in terra è anche cattivo in cielo! » |
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( tavoletta di una
scuola teologica a Babilonia[1])
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Nell'antichità ogni città, esercito o corte reale aveva i suoi vati ossia persone che, osservando il volo delle api, studiando il volo degli uccelli o esaminando i visceri degli animali sacrificati in onore di una divinità, traevano presagi. Gli animali poi venivano o mangiati o dati in pasto ad altri animali.
In quelle epoche infatti era veramente importante conoscere l'avvenire, sapere quel che gli dei riservavano agli uomini ed avere un guida da seguire in ogni atto della vita umana.
Questo atteggiamento derivava
dall'immensa ed indiscutibile fede che essi avevano nei loro dei, che credevano
avessero il potere su tutto il mondo e tutti gli uomini. Pensavano, inoltre, che
non fosse possibile che questi negassero, a chi cercava di renderli propizi, un
consiglio, un cenno che li incoraggiasse ad una impresa già iniziata o li
distogliesse da un'altra che volevano intraprendere.
Per questa ragione i vati (o sacerdoti) svolgevano un ruolo centrale sia per le istituzioni che per la quotidianità dei singoli ed erano stimati e rispettati.
La divinazione va distinta dalle previsioni scientifiche. La ricerca ed il metodo scientifico hanno reso possibile predire alcuni eventi in modo più o meno preciso: ad esempio, le eclissi, il clima e le eruzioni vulcaniche. Comunque questa non è divinazione. La divinazione, però, presume l'influenza del destino o di forze sovrannaturali, mentre le predizioni scientifiche si basano su osservazioni empiriche e sono spiegate da teorie che fanno riferimento esclusivamente a fenomeni naturali. Cosi, come definizione operativa, la divinazione può comprendere tutti i metodi di pronostico che non si sono mostrati efficaci usando la ricerca scientifica. Tuttavia anche la divinazione prevede un approccio razionale fondato sull'analisi di segni premonitori. Difatti Giordano Berti, nel suo "Storia della Divinazione" (Oscar Mondadori, Milano 2005, p.x) distingue tre categorie di analisi: 1. divinazione artificiale, basata sull'analisi di simboli costruiti dal divinatore; 2. divinazione naturale, basata sull'osservazione di segni naturali ricercati dal divinatore; 3. divinazione occasionale, consistente nell'interpretazione di fatti accidentali. Oltre alle semplici spiegazioni di prove aneddotiche, ci sono alcune teorie pseudoscientifiche su come la divinazione possa funzionare. Una di tali teorie affonda le radici nella natura della mente inconscia, e sostiene di avere alcune basi scientifiche empiriche. Basandosi su questa teoria, la divinazione sarebbe il processo con cui vengono decodificati i messaggi della mente inconscia. Il credo in agenti soprannaturali o in forze occulte come fonte di questi messaggi è ciò che distingue tale teorie da una spiegazione scientifica, insieme all'assenza di prove sperimentali a sostegno.

Julian Jaynes categorizzò la divinazione secondo le seguenti tipologie:
Uno dei metodi di gran lunga più popolari è l'astrologia, tipicamente categorizzata in astrologia vedica o indiana (Jyotish), astrologia occidentale e astrologia cinese, anche se accanto a queste tre tradizioni principali, molte altre culture hanno o hanno avuto le loro forme di astrologia.

La divinazione è sempre stata scartata dagli scettici come mera superstizione: nel II secolo d.C., Luciano di Samosata dedicò un arguto saggio alla carriera di un ciarlatano, Alessandro il falso profeta, addestrato da "uno di quelli che pubblicizzano incantesimi, miracoli, amuleti per gli affari di cuore, catastrofi per i vostri nemici, scoperte di tesori sepolti..." [1], anche se molti romani credevano nei sogni e negli incantesimi. I sostenitori dicono che esistono abbondanti prove aneddotiche dell'efficacia della divinazione, ma finora non è stata trovata alcuna prova sperimentale in condizioni di controllo scientifico.
Un'altra voce contrastante è sicuramente quella di Cicerone che, nel suo De Divinatione, un'operetta in 2 libri facente parte delle opere filosofiche che completa il De natura deorum, opera maggiore in 3 libri, parla della divinazione come un'arte impossibile e persino inutile. Secondo l'oratore latino non sarebbe né possibile prevedere il futuro, sostenendo quindi la fallacità delle arti divinatorie, né, anche ammesso fosse possibile, di una qualche utilità.
Nella Bibbia giudaico-cristiana, la maggior parte delle forme di divinazione erano rigorosamente vietate da Dio.
Tratto da Wichipendia

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